I dati essenziali
- Secondo la legge sul diritto d'autore (L. 633/1941, art. 2) sono protette le opere letterarie, tanto in forma scritta quanto orale. 2
- Il diritto d'autore si acquista con la creazione dell'opera (art. 6) e, secondo la SIAE, nasce automaticamente: per ottenerlo non serve alcuna formalità. 3
- Le memorie familiari e personali, se confidenziali o relative all'intimità della vita privata, non si possono pubblicare senza il consenso dell'autore; dopo la morte occorre quello del coniuge e dei figli (art. 93). 6
- Il Garante per la protezione dei dati personali consiglia di pubblicare immagini di altre persone solo con il loro consenso. 8
Autobiografia, memorie, storia di vita: che differenza c'è?
Chi cerca come scrivere la propria storia usa parole diverse: autobiografia, memorie, storia di vita. Per queste parole non abbiamo letto una definizione ufficiale, e qui non ne inventiamo una. Diciamo però come le usiamo, perché la scelta cambia il modo di lavorare.
| Termine | Come lo intendiamo qui | Quando ha senso |
|---|---|---|
| Autobiografia | Un racconto che segue la tua vita nel suo insieme, in genere dall'inizio. | Quando vuoi dare un quadro completo a figli, nipoti o a te stesso. |
| Memorie | Un racconto che sceglie alcuni periodi o incontri e lascia il resto. | Quando una parte della vita ha un peso particolare: un lavoro, un viaggio, un periodo difficile. |
| Storia di vita | Un insieme di episodi raccolti nel tempo, anche detti a voce e poi scritti. | Quando non te la senti di scrivere un libro e preferisci procedere a piccoli pezzi. |
Elaborazione propria. Nessuna fonte lessicale (come Treccani o Accademia della Crusca) è stata consultata per questa pagina.
Non è una scelta definitiva. Si può cominciare con una storia di vita fatta di episodi e accorgersi, a metà strada, di aver scritto le proprie memorie. La cosa importante è decidere per chi scrivi: per te, per i figli, per la famiglia allargata. Il destinatario guida il tono, la quantità di dettagli e le cose che lasci fuori.
Un testo creativo scritto da te può essere un'opera tutelata dalla legge sul diritto d'autore 1, anche se resta privato. Ne parliamo più avanti, nella parte dedicata alla conservazione.
Da dove si comincia davvero?
Si comincia da una seduta breve, non da un capitolo. Il primo ostacolo può essere la pagina bianca, e un compito piccolo la rende meno pesante: mezz'ora, un solo ricordo, una sola domanda. Non devi partire dalla nascita, e non devi scrivere bene. Devi scrivere abbastanza da avere qualcosa da correggere il giorno dopo.
- Scegli per chi scrivi. Un nome e un volto: tua figlia, un nipote, un amico. Il testo prende il tono di chi leggerà.
- Scegli un filo. Anni, luoghi o temi: la tabella della sezione successiva ti aiuta a decidere.
- Fissa un orario. Una seduta di mezz'ora, sempre alla stessa ora, in un posto in cui nessuno ti interrompe.
- Parti da un ricordo sicuro. Una stanza, un odore, una persona. Annota tutto quello che ricordi, senza ordinare.
- Rileggi la volta dopo. Correggi poco, aggiungi un dettaglio, passa al ricordo successivo.
- Tieni un elenco dei buchi. Nomi, date e luoghi che non ricordi: li chiederai a qualcuno in seguito.
Quest'ultimo punto è più utile di quanto sembri. Un buco nella memoria non blocca il lavoro: lo segni tra parentesi quadre e vai avanti. Per chi può ancora chiedere ai familiari più anziani, Domande da fare ai nonni propone domande ordinate per tema, utili anche per riempire i vuoti del tuo racconto.
Come si sceglie un filo: anni, luoghi o temi?
Un racconto lungo ha bisogno di un filo che tenga insieme i pezzi. Ce ne sono tre principali. Nessuno è migliore degli altri: dipende da quello che hai da raccontare e da quanto tempo vuoi dedicarci.
| Filo | Come funziona | Vantaggio | Rischio |
|---|---|---|---|
| Anni | Un capitolo per periodo: infanzia, scuola, lavoro, famiglia. | È facile da seguire e da correggere. | Può diventare un elenco di date. |
| Luoghi | Un capitolo per casa, città o paese in cui hai vissuto. | I luoghi richiamano ricordi concreti. | Gli anni si sovrappongono e il lettore si perde. |
| Temi | Un capitolo per argomento: lavoro, cucina, amicizie, viaggi. | Puoi scrivere in qualsiasi ordine. | Manca un senso di prima e dopo, se non lo costruisci. |
Elaborazione propria. Si possono combinare: per esempio un filo per anni e, dentro ogni capitolo, qualche tema.
Se non sai scegliere, parti dai temi: ti permettono di scrivere oggi la cosa che ricordi meglio e di decidere l'ordine più tardi. Poi, quando hai abbastanza pezzi, puoi disporli in ordine di anni. Questo metodo è comodo anche se scrivi in più persone, per esempio un genitore e un figlio che si dividono i capitoli.
Una scaletta in dodici capitoli, con una domanda per ciascuno
Per chi vuole una scaletta pronta, ecco una proposta in dodici capitoli. È una nostra proposta, non un modello preso da una fonte. Ogni capitolo ha una domanda d'innesco: rispondi a quella e hai già l'inizio di una pagina.
- Le origini. Chi erano i tuoi genitori e da dove venivano?
- La casa dell'infanzia. Come era fatta la stanza in cui dormivi?
- La scuola. Quale maestro o maestra ricordi, e perché?
- I giochi e gli amici. A cosa giocavi e con chi?
- La famiglia a tavola. Che cosa si mangiava la domenica, e chi cucinava?
- Il primo lavoro. Come lo hai trovato e che cosa hai imparato?
- L'amore e la famiglia che hai fatto. Come hai conosciuto le persone che contano?
- I figli. Quale giorno o quale episodio ricordi di più?
- Le svolte. Quali decisioni hanno cambiato la direzione della tua vita?
- Le difficoltà. Quali momenti duri puoi raccontare senza che pesino su chi legge?
- Le passioni. Che cosa ti ha fatto stare bene, sempre?
- Quello che vuoi lasciare. Che cosa vorresti che i tuoi lettori sapessero di te?
Non è necessario scrivere tutti i capitoli. Se il capitolo 10 è troppo pesante, lascialo per ultimo o non scriverlo. Puoi anche saltare i capitoli che non ti riguardano: la scaletta serve a non restare bloccati davanti al foglio, non a imporre un ordine.
Cosa si mette, e cosa si lascia fuori, quando si scrive di sé e degli altri?
Raccontare la tua vita significa raccontare anche altre persone: genitori, fratelli, amici, colleghi. Alcune cose conviene dirle con delicatezza, altre conviene non dirle. Non c'è una regola unica, ma ci sono due domande utili: la persona sarebbe d'accordo di vedersi descritta così? E il racconto serve a capire la tua storia, o solo a regolare un conto?
La legge sul diritto d'autore (art. 93) riguarda chi può pubblicare i tuoi scritti privati, non le persone di cui scrivi. Le memorie familiari e personali e gli altri scritti dello stesso genere, se hanno carattere confidenziale o si riferiscono all'intimità della vita privata, non possono essere pubblicati senza il consenso dell'autore. Dopo la morte dell'autore occorre il consenso del coniuge e dei figli, e in mancanza di loro dei genitori, dei fratelli, degli ascendenti e dei discendenti secondo l'ordine stabilito dalla legge 6.
Se un giorno vuoi che il testo resti nella famiglia, questa norma è una ragione in più per dire con chiarezza, per iscritto, chi può leggerlo e chi può copiarlo. Per i casi concreti rivolgiti a un professionista del diritto: qui riportiamo la lettera della fonte, non un parere.
Per le fotografie che inserisci nel testo vale un criterio più semplice. Il Garante per la protezione dei dati personali, in una scheda divulgativa del novembre 2020, consiglia di pubblicare immagini di altre persone solo con il loro consenso, di mettere tag con i nomi solo se sei sicuro che siano d'accordo e di ricordare che, dopo la pubblicazione, può essere molto difficile eliminare foto o filmati 8. È una scheda di buone pratiche, non una norma nuova.
Per la tutela delle persone di cui scrivi (onore, riservatezza) non abbiamo letto una fonte: per questo diamo solo i due criteri di prudenza sopra e non scriviamo regole. Il consiglio pratico resta quello della prudenza: nomi e dettagli delicati di persone che non possono dire la loro, meglio omettere o cambiare.
Come si scrive una scena e non un elenco?
La differenza tra un elenco di fatti e una scena è la presenza dei sensi. Un elenco dice che cosa è successo. Una scena fa vedere dove eri, chi c'era, che cosa si sentiva. Questo è un nostro consiglio di scrittura, non una regola.
Ecco un esempio costruito apposta: la stessa informazione, scritta in due modi.
| Elenco | Scena |
|---|---|
| Da bambino passavo le estati dai nonni. Si mangiava bene e ci si divertiva. | Alle sette il nonno apriva le imposte e l'aria sapeva di fieno. In cucina la nonna girava il sugo con un cucchiaio di legno scuro, e io aspettavo che mi lasciasse leccare il fondo. |
Esempio inventato, non un caso reale.
Tre abitudini aiutano. Primo: parti da un oggetto, non da un'idea. Secondo: scrivi una frase che contenga un odore, un suono o un gesto. Terzo: metti una battuta di dialogo, anche breve, così come la ricordi. Non devi ricordare le parole esatte: basta il senso, e il lettore capirà che è un ricordo.
Una scena breve, di dieci righe, è sufficiente. Dopo ogni scena puoi aggiungere una riga di commento: che cosa quel ricordo ti dice di te. Così il libro non è solo un album, ma un racconto con un punto di vista.
Una volta scritte alcune scene, si possono accompagnare con foto e didascalie: la guida Libro dei ricordi fai da te spiega come.
Quanto tempo serve e come si arriva in fondo?
Nessuna fonte che abbiamo letto indica quanto tempo serve per scrivere una storia di vita: dipende da te. Possiamo però mostrare il calcolo con un'ipotesi dichiarata, così puoi sostituire i numeri con i tuoi.
Ipotesi dell'esempio: una pagina contiene 300 parole, tu scrivi 300 parole a seduta e fai tre sedute a settimana. Con queste assunzioni, un libro di 40 pagine ha 12.000 parole, quindi 12.000 ÷ 300 = 40 sedute, cioè circa 13 settimane. Per 80 pagine servono 80 sedute, per 120 pagine 120 sedute.
| Pagine | Parole (pagine × 300) | Sedute (parole ÷ 300) | Settimane (sedute ÷ 3) |
|---|---|---|---|
| 40 | 12.000 | 40 | circa 13 |
| 80 | 24.000 | 80 | circa 27 |
| 120 | 36.000 | 120 | 40 |
Elaborazione propria. Cambia le tre assunzioni (parole per pagina, parole per seduta, sedute per settimana) e rifai il conto con i tuoi numeri.
Per arrivare in fondo servono poche regole. Scrivi la prima versione senza correggere. Dai a ogni capitolo una scadenza, anche approssimativa. Dopo ogni seduta annota la prima frase della seduta successiva, così non riparti da zero. E, quando ti sembra di non avere più niente da dire, rileggi la lista dei buchi: può contenere la prossima scena.
Se vuoi arrivare in fondo con qualcuno accanto, puoi scrivere in due: tu racconti, un familiare prende appunti, poi riscrivi tu. Per un lavoro di squadra su più generazioni, guarda anche Storia della famiglia, ricerca e racconto.
Come si conserva il testo e come lo si lascia ai familiari?
Il testo che scrivi, se ha carattere creativo, è una tua opera. La legge protegge le opere letterarie, in forma scritta o orale 2, e riconosce il diritto d'autore con la creazione dell'opera 3. La SIAE lo conferma in una pagina divulgativa: il diritto d'autore nasce automaticamente, senza formalità amministrative 7. Il diritto esclusivo di pubblicare l'opera appartiene all'autore 4.
I diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell'autore e, fino a 70 anni dopo la morte, secondo la nota di aggiornamento di Normattiva all'art. 25 (legge 52/1996, art. 17, comma 1) 5. Per una scelta concreta, come lasciare il testo agli eredi, chiedi a un notaio o a un avvocato.
Ci si può chiedere se sia obbligatorio depositare il libro. Il deposito legale previsto dalla legge 106 del 2004 riguarda i documenti destinati all'uso pubblico prodotti in Italia e offerti in vendita o altrimenti distribuiti, e comunque non diffusi in ambito esclusivamente privato; il deposito avviene presso le Biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma e gli altri istituti individuati dal regolamento 9. Leggendo il testo, un libro stampato solo per i parenti sembra restare fuori da quel perimetro, ma è una lettura nostra, che lasciamo a chi di mestiere interpreta le leggi. Sul deposito presso la SIAE non abbiamo letto una fonte ufficiale leggibile, quindi non indichiamo durata, costi o valore.
Se invece vuoi un oggetto da lasciare, la guida Capsula del tempo fai da te mostra come unire il testo a oggetti e lettere da aprire in futuro.
Domande frequenti
Come si scrive la storia della propria vita?
Si sceglie per chi scrivere, si sceglie un filo (anni, luoghi o temi) e si lavora a sedute brevi. Una scaletta in dodici capitoli offre una domanda d'innesco per ogni capitolo.
Come si inizia a scrivere un'autobiografia?
Da un ricordo sicuro, non dalla nascita: una stanza, un odore, una persona. Annota tutto quello che ricordi e ordina solo in un secondo momento.
Qual è la differenza tra autobiografia e memorie?
Non abbiamo letto una definizione ufficiale. Per noi un'autobiografia segue la vita nel suo insieme, mentre le memorie scelgono alcuni periodi o incontri. È una distinzione di lavoro.
Cosa si scrive in un'autobiografia?
Origini, casa, scuola, amici, lavoro, famiglia, svolte, passioni e quello che vuoi lasciare. Puoi tralasciare ciò che non ti riguarda o che pesa.
Posso scrivere di altre persone nelle mie memorie?
Sì, con attenzione: chiediti se la persona sarebbe d'accordo. Per la tutela di chi viene citato non abbiamo letto una fonte; l'art. 93 della legge sul diritto d'autore riguarda invece chi può pubblicare i tuoi scritti privati 6. Per i casi concreti chiedi a un professionista.
Devo registrare il testo per averne il diritto d'autore?
No. Il diritto d'autore si acquista con la creazione dell'opera 3 e, secondo la SIAE, nasce automaticamente senza formalità 7.
Quanto dura il diritto d'autore?
I diritti di utilizzazione economica durano tutta la vita dell'autore e, secondo la nota di Normattiva alla legge 633 del 1941, fino a 70 anni dopo la morte per effetto della legge 52 del 1996 5. Per un caso concreto chiedi a un professionista.
Quanto tempo ci vuole per scrivere un libro di 40 pagine?
Dipende da te. Nell'esempio nostro, con 300 parole a seduta e tre sedute a settimana, servono 40 sedute, circa 13 settimane.
Come si fa una scaletta per un'autobiografia?
Proponiamo una scaletta in dodici capitoli, dalle origini a ciò che vuoi lasciare, ciascuno con una domanda d'innesco: rispondi a quella e hai già l'inizio di una pagina. È un'elaborazione propria, non un modello preso da una fonte.
Posso mettere foto di parenti nel libro?
Il Garante consiglia di pubblicare immagini di altre persone solo con il loro consenso 8. Se il libro resta in famiglia, chiedi comunque a chi compare nelle foto.
Fonti
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 1, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 2, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 6, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 12, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 25, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026. Il «70 anni» viene dalla nota di aggiornamento sulla legge 52/1996, art. 17, comma 1.
- Legge 22 aprile 1941, n. 633, art. 93, Normattiva, testo vigente (atto aggiornato al 12 giugno 2026). Consultato il 19 ottobre 2026
- Il tuo diritto d'autore, SIAE. Consultato il 19 ottobre 2026. Data di aggiornamento non mostrata sulla pagina.
- Consigli per tutelare la tua privacy se metti immagini online, Garante per la protezione dei dati personali, scheda del novembre 2020. Consultato il 19 ottobre 2026. Scheda divulgativa, non una norma.
- Legge 15 aprile 2004, n. 106, art. 1 (deposito legale), Normattiva, testo vigente. Consultato il 19 ottobre 2026